
Frank Epperson e l’invenzione del ghiacciolo
Durante una notte d’inverno del 1905, un ragazzo americano di undici anni fu protagonista di un’invenzione fortuita che avrebbe creato dal nulla un intero settore gastronomico e refrigerato le estati di milioni di persone in tutto il mondo.
Ingegno e fortuna
La storia dell’umanità è ricca di scoperte accidentali che hanno rivoluzionato il corso della civiltà, dando spesso una svolta significativa ad anni di duro lavoro. Naturalmente, non tutte hanno avuto l’impatto che ebbe Alexander Fleming quando, a partire dalle muffe cresciute spontaneamente in una delle sue piastre di Petri, sviluppò il primo antibiotico al mondo, la penicillina. E non tutte hanno conosciuto la diffusione di alcune tecnologie nate grossomodo per caso, come i raggi x, il teflon o il forno a microonde. Anche nell’ambito della gastronomia, però, esistono invenzioni attribuibili a semplici coincidenze. È il caso del gorgonzola, che in base alla leggenda nacque quando un pastore dimenticò del formaggio in una grotta le cui condizioni ambientali ne modificarono le proprietà organolettiche. Qualcosa di simile accadde anche nella città californiana di Oakland 120 anni fa, quando l’undicenne Frank Epperson, secondo quanto da lui stesso riportato anni dopo, produsse senza volerlo il primo ghiacciolo.
Dalla bevanda al “ghiaccio su bastoncino”
Tutto iniziò grazie ad un bicchiere d’acqua e a del bicarbonato di sodio al limone, che Frank era solito mescolare utilizzando un bastoncino di legno. Una sera, andando a dormire, il ragazzo dimenticò il bicchiere sul davanzale della propria stanza, lasciandolo esposto alle temperature insolitamente fredde di quella notte. Al suo risveglio, scoprì che il liquido si era congelato attorno al bastoncino, andando a creare un blocco di ghiaccio che poteva essere agevolmente mangiato.
In realtà la storia del gelato racconta di esperimenti con ghiaccio e neve svolti in tempi molto più remoti, e di popolazioni come cinesi, persiani e romani presso le quali erano comuni dei veri ghiaccioli e sorbetti ante litteram. La scoperta di Frank ebbe però il merito di dare il via all’età dell’oro dei ghiaccioli moderni. Quasi vent’anni dopo quella fredda notte, ormai padre di famiglia, Frank decise di testare la sua invenzione offrendo ghiaccioli durante un ballo dei pompieri. Incoraggiato dal riscontro entusiastico di quel pubblico iniziale, brevettò l’idea con il proposito di avviare una commercializzazione su vasta scala. Il prodotto fu presentato come “un dolce ghiacciato dall’aspetto invitante, che può essere consumato comodamente senza contaminazione da contatto con le mani e senza bisogno di piatto, cucchiaio, forchetta o altro strumento”. La registrazione del brevetto indicava perfino quale fosse il legno ideale per il bastoncino: tiglio, betulla o pioppo.
Frank inaugurò così la sua impresa. Nel corso degli anni successivi affrontò non poche traversie, dalla concorrenza di chi come lui aveva intuito le potenzialità del prodotto fino al crollo di Wall Street del 1929, che lo costrinse a vendere i diritti del suo marchio. La nascita di un fenomeno globale, tuttavia, aveva avuto luogo.
Il successo planetario
La fama del ghiacciolo crebbe rapidamente. Era economico, semplice da produrre e perfetto per le calde giornate estive. La sua popolarità esplose negli anni Trenta, quando in piena crisi economica divenne una delle rare gioie accessibili a tutte le classi sociali.
Lo sbarco in Italia avvenne nell’Emilia Romagna del secondo dopoguerra, aiutato dalla fiorente rivoluzione industriale del cibo. Fu battezzato in vari modi dalle aziende produttrici (alcuni dei marchi più noti erano Bif e Cof, entrambi acronimi dei nomi dei vari titolari), prima di essere universalmente indicato col generico nome di “ghiacciolo”.
Gli ultimi cinquant’anni hanno visto le ricette originali declinate nelle forme e nei gusti più vari. La tendenza più recente prevede un ritorno ai ghiaccioli artigianali e un’attenzione crescente all’utilizzo di ingredienti naturali, con meno zuccheri e senza conservanti. E se in quanto a disponibilità di gusti la produzione commerciale è vincolata a scelte dettate dal mercato, così non è per quella casalinga, il cui unico limite è la fantasia. Nel pieno spirito di un’invenzione di cui forse non avremmo sentito parlare senza la fortunata intuizione del giovane Frank.